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Quando i sogni incontrano i ricordi: al Beato Pellegrino volontariato e il cerchio dell’età.

20/03/2026 07:15

Sabato 14 marzo 2026. Studenti del Da Vinci, ospiti anziani, giochi e cerchi di parole. Un pomeriggio che — ancora una volta — dimostra quanto sia fecondo l’incontro tra chi la vita la sta iniziando e chi l’ha vissuta.


C’è un momento, in certe giornate al Centro Servizi Beato Pellegrino di AltaVita-IRA, in cui il tempo sembra rallentare. Non perché non stia succedendo nulla — anzi. Ma perché quello che sta succedendo ha un peso specifico diverso, qualcosa che si sente nell’aria prima ancora di riuscire a descriverlo.

È quello che è accaduto sabato 14 marzo, durante la giornata di volontariato organizzata nell’ambito del progetto “10.000 ore di solidarietà”, promosso dal CSV – Centro Servizio per il Volontariato di Padova e Rovigo.

Le protagoniste: un gruppo di studentesse dell’IIS Leonardo da Vinci di Padova, frequentanti l’indirizzo socio-sanitario in preparazione alla professione di OSS (Operatore Socio Sanitario). Ragazze di classi diverse rispetto a quelle che avevano partecipato ai precedenti incontri con gli anziani residenti al Beato Pellegrino, che quindi incontravano per la prima volta. Eppure è proprio da questo intreccio di novità — nuovi volti, un luogo nuovo, persone anziane mai viste prima — che è nata una delle giornate più intense degli ultimi mesi.


Un briefing, poi il gioco

Prima di tutto, la struttura. Clizia, l’educatrice che ha coordinato la giornata, ha accolto le ragazze con un mini-briefing: chi sono gli ospiti del Beato Pellegrino, quali sono le loro caratteristiche, come si sarebbe svolta la giornata. Un momento semplice ma fondamentale, perché entrare in una residenza per anziani non autosufficienti richiede consapevolezza, non solo buona volontà.

Poi si è giocato. Bocce e tiro a segno — con il grande tappetone colorato a cerchi concentrici che nelle foto fa quasi sorridere per la sua allegria primaria, così bambina eppure così capace di mettere tutti sullo stesso piano. Le studentesse hanno affiancato gli ospiti nelle attività, aiutandoli nei movimenti, incoraggiandoli, facendo anche da giudici di gara con la serietà che certi momenti leggeri richiedono.

Il gioco, si sa, abbassa le difese. Mette le persone in una dimensione diversa. E quando le difese scendono, la connessione diventa possibile.


Il cerchio: dove le domande diventano ponti

È nel finale che la giornata ha trovato la sua profondità più autentica.

Ospiti e ragazze hanno formato due cerchi concentrici: gli ospiti seduti all’esterno, le studentesse al centro. Un dispositivo semplice, quasi arcaico nella sua geometria, eppure potente. Da quel cerchio è nato uno scambio vero, bidirezionale, fatto di curiosità genuina da entrambe le parti.

Gli anziani hanno chiesto alle ragazze quali fossero i loro sogni, cosa volessero costruire della propria vita, chi volessero diventare. Domande potenti, nella loro semplicità disarmante.

Le ragazze hanno chiesto agli ospiti dei loro lavori passati — se avevano amato quello che facevano, se conservavano ricordi belli legati alla propria carriera professionale. Un modo per riconoscere che davanti a loro non c’erano “anziani da assistere”, ma persone con storie, con competenze, con un’intera vita da cui imparare.

E poi — ed è forse la parte più significativa, quella che parla anche di formazione professionale — le studentesse hanno chiesto agli ospiti cosa rende davvero bravo un OSS. Quali qualità, quale carattere, quale anima.

Le risposte non hanno sorpreso chi lavora ogni giorno in questo settore, ma hanno avuto la forza delle cose vere dette da chi le ha vissute: gentilezza, comprensione, amore. Perché si lavora con il capitale umano — hanno detto —, e il capitale umano chiede di essere trattato come tale.


Una chimica che non smette di sorprendere

Non è la prima volta che al Beato Pellegrino si costruisce questo tipo di incontro. Chi segue AltaVita-IRA sui nostri canali ricorderà i recenti eventi che hanno visto gli ospiti della struttura confrontarsi con gli studenti del Da Vinci in contesti diversi: ogni volta con esiti che ci hanno convinto, ancora di più, di quanto questo scambio sia necessario.

C’è qualcosa di quasi chimico in quello che succede quando due generazioni si guardano davvero — non si sorvolano, non si tollerano, non si compiangono. Quando invece si interrogano. Gli anziani, che portano il peso specifico dell’esperienza vissuta, e i giovani, che portano l’energia e l’incertezza di chi deve ancora scegliere. Entrambi, in modi diversi, hanno bisogno di essere ascoltati. Entrambi, quando vengono ascoltati, danno il meglio.


Un grazie, e uno sguardo avanti

La giornata si è chiusa con un momento di ringraziamenti reciproci. Piccolo, quasi informale — ma carico di quella gratitudine che nasce quando si è condiviso qualcosa di reale.

AltaVita-IRA ringrazia le studentesse dell’IIS Leonardo da Vinci di Padova per aver scelto di trascorrere il loro sabato così. Ringrazia il CSV per aver reso possibile questa collaborazione nell’ambito del progetto “10.000 ore di solidarietà”. E ringrazia, soprattutto, i propri ospiti: che ancora una volta si sono messi in gioco con una generosità che non finisce di emozionare.

Perché la cura, quella vera, va in tutte le direzioni.

Padova, venerdì 20 marzo 2026