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Gli scout e la lezione che non ti aspetti

09/01/2026 11:05

Cosa succede quando trenta ragazzi scelgono di passare una mattinata (di una loro giornata di vacanza) con gli anziani? Succede che ci insegnano qualcosa che avevamo dimenticato.


La mattina del 29 dicembre, al Centro Servizi Beato Pellegrino di AltaVita-IRA, è arrivato il Gruppo Scout Schio 3 Agesci. Una trentina di ragazzi, divisi in piccoli gruppi, pronti a portare un po’ di allegria agli ospiti delle nostre residenze.

Il programma? Semplice quanto efficace: attività manuali, un po’ di decorazioni, partite a briscola, quattro chiacchiere, qualche canzone. Niente di straordinario, sulla carta. Eppure…

Gli anziani erano felici. Davvero felici.

Lo si vedeva negli occhi, nei sorrisi, nelle domande insistenti: “Quando tornate?”. Quella presenza giovane, vitale, curiosa, aveva acceso qualcosa. Come se per qualche ora le giornate fossero tornate meno monotone, meno silenziose. Come se quel tempo donato avesse riempito un vuoto che spesso non si nomina, ma si sente.

Due gruppi

I ragazzi si erano organizzati in due squadre. Mentre alcuni proponevano laboratori manuali e partite a carte negli spazi comuni, altri giravano di reparto in reparto. Cantavano, portavano auguri, si fermavano a chiacchierare. Non un’incursione mordi e fuggi, ma visite vere: ci si sedeva accanto, si ascoltava, si rideva insieme.

Qualcuno ha stretto mani, qualcuno ha raccontato delle proprie giornate, qualcuno ha semplicemente guardato negli occhi le persone che incontrava. Gesti piccoli che hanno lasciato il segno, come testimoniano le espressioni degli anziani nelle foto: sorrisi, sguardi lucidi, mani che stringono altre mani con una gratitudine che non serve spiegare.

Poi sono arrivate le loro parole

Alla fine dell’incontro, ai ragazzi è stato chiesto di scrivere qualche riflessione sull’esperienza. E qui è successo qualcosa di inaspettato.

Perché quando leggi frasi come “Anche facendo cose in apparenza semplici come degli addobbi di natale siamo riusciti a condividere un pezzo di giornata con gli anziani” o “Mi fa stare bene sapere di aver reso migliore la giornata di qualcuno in difficoltà con due semplici chiacchiere e una partita a briscola”, capisci che qualcosa è scattato. Davvero.

C’è chi ha scritto: “Durante questo servizio ho capito e vissuto l’importanza di aiutare persone in difficoltà, anche scambiandosi un paio di parole o cantando”. E chi ha riflettuto: “Ho notato quanto un piccolo gesto come una chiacchierata può rendere migliore la giornata non solo della persona con cui si fa ma anche la propria”.

Una ragazza ha confessato: “Questo servizio mi ha fatto capire quanto contino le cose semplici. Basta davvero poco, una chiacchierata o un sorriso, per rendere migliore la giornata di qualcuno. Nel donare tempo e attenzione ho ricevuto emozioni vere”.

E un’altra ha aggiunto, con una sintesi perfetta: “Oggi ho regalato un sorriso, ma ne ho ricevuto uno più grande”.

Giovani che non ci aspettavamo (ma che ci servivano)

Viviamo in un’epoca in cui le giovani generazioni vengono spesso dipinte come distratte, egocentriche, incapaci di empatia. Eppure basta leggere queste riflessioni per capire che forse il problema non sono loro. Forse siamo noi adulti che non sappiamo creare le condizioni per farli esprimere, per metterli in contatto con realtà diverse dalla loro bolla quotidiana.

Questi ragazzi hanno scelto di passare una mattinata delle loro vacanze di Natale con persone anziane, molte delle quali non autosufficienti. Non perché costretti, ma perché sentivano che aveva senso. E ne sono usciti arricchiti. Trasformati, in qualche modo.

“Mi porto a casa gli occhi accesi di gioia dopo un semplice saluto, alcune poche parole timide ma colme di impegno, un complimento, una condivisione spontanea di un pezzo di vita. Questi volti anziani mi hanno migliorato la giornata”, ha scritto una di loro.

Un altro ha riflettuto: “Grazie a questo servizio ho scoperto una realtà che prima non conoscevo bene, e ho capito che regalare momenti di felicità, suonando e chiacchierando, non costa nulla e anzi migliora la giornata a tutti”.

L’intergenerazionalità funziona. Sempre.

C’è una ragione se insistiamo tanto sull’importanza dell’incontro tra generazioni. Perché funziona. Perché crea ponti. Perché restituisce dignità agli anziani e senso ai giovani.

Come ha scritto una ragazza: “Questo servizio è stato per me un’ importante occasione di riflessione personale. Mi ha fatto capire come anche piccoli gesti e poco tempo trascorso insieme possano migliorare la giornata di qualcuno. Per questo non dovremmo mai sottovalutare le piccole azioni perché sono proprio queste a costituire la base della felicità”.

In una società che separa, che isola, che divide per età, reddito, provenienza, questi momenti sono una piccola rivoluzione. Sono la dimostrazione che quando mettiamo le persone nelle condizioni di incontrarsi davvero, succede qualcosa di bello. Di necessario.

Come ha scritto uno degli scout: “Questa sarà una di quelle esperienze che non mi dimenticherò mai, mi ha mostrato soprattutto la contagiosità di un sorriso e l’importanza di quelle azioni che per te sembrano piccole, ma diventano un ricordo prezioso per gli altri”.

I ragazzi del Gruppo Scout Schio 3 torneranno. E noi li aspettiamo. Perché hanno dimostrato che quando si dona tempo, attenzione, presenza, non si perde nulla. Si guadagna tutto. Da entrambe le parti.

Grazie ragazzi. Grazie per averci ricordato che basta davvero poco. E che quel poco vale tutto.

 

venerdì 9 gennaio 2026



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